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Editing

Di Roberto Andreani

Fare del vero editing, che non si limiti alla correzione qua e là di refusi e in piccoli aggiustamenti (ma così è davvero Editing?) non è facile, ci vuole un percorso formativo, esperienza nella scrittura ed esperienza nel… fare editing. Soprattutto serve che l’obiettivo dell’editor e dell’autore sia comune, e questo deve essere inteso sia nello stile di scrittura, sia nel raggiungimento di una certa soglia qualitativa. Se l’editor non prova desiderio nel condividere la sua passione e nel concedere la sua esperienza per aiutare l’autore (sì, sembra strano, ma l’editor deve aiutare ed essere altruista), beh, allora… immagina la risposta.

L'editing è fondamentale perché trasforma un manoscritto grezzo in un'opera pulita, coerente e pronta per la pubblicazione. Un buon editing non solo corregge errori di ortografia, grammatica e punteggiatura, ma affina anche il flusso della narrazione e chiarisce le ambiguità. Attraverso l'editing, ci si assicura che il testo sia il più efficace possibile nel comunicare il messaggio desiderato al lettore, migliorando così la qualità generale e l'impatto dell'opera.

Ma non è tutto oro quel che luccica! Al di là della fortuna che serve per trovare un buon editor, — si ha la tentazione di paragonare questa fortuna al trovare qualcuno bravo in qualsiasi ambito lavorativo, ma non è così, perché l’editor ha il potere di distruggere un romanzo e rovinare lo stile di un autore — una volta trovato c’è un aspetto delicato da affrontare, ed è il livello di "invasività" delle correzioni e dei suggerimenti.

Ogni autore ha una propria sensibilità e attaccamento al testo originale. L'editor deve saper calibrare il suo intervento, andando sufficientemente a fondo per apportare migliorie significative, ma rispettando al contempo lo stile e l’autore (e non la voce autoriale, ma che è ‘sta roba?). È essenziale instaurare un dialogo, spiegando le ragioni dietro ogni proposta e cercando insieme la soluzione migliore.

E se il tuo testo fa davvero cagare? Te lo immagini il povero editor che media con la sua coscienza per decidere se strapparti qualche soldo o rifiutare l’incarico?

Eh, già. Prima di tutto ci vuole l’umiltà da parte di entrambi. Se ne parla a cuore aperto, a modo, e con la giusta sensibilità e poi si accetta il verdetto. L’autore che può dire all’editor, “non mi piace come lavori” e l’editor che può dire all’autore… “non mi piace come scrivi”.

Come tutte le coppie, anche qui c’è la necessità di un minimo di compatibilità. Non solo dal punto di vista umano ed emozionale, ma anche per quel che riguarda la personalità e l’adattabilità. L’editor deve rispettare l’autore e le sue idee, e l’autore deve rispettare l’editor in quanto figura che ne sa più di lui, o almeno che riesce a vedere il suo manoscritto da una prospettiva differente (quello che scriviamo ci pare molto più chiaro, vasto e bello di come è in realtà, e questo solo perché noi autori sappiamo cose che sulla pagina non sono scritte).

Troppo spietato? Non direi. Se hai la fortuna di incontrare un editor onesto, ti dirà se devi ancora lavorare sul tuo manoscritto prima di ripresentarlo a lui o a una casa editrice.

Ok, vogliamo parlare di soldi?

L'editing è un processo intenso che richiede una notevole abilità, attenzione ai dettagli, tempo ed energie. Non sorprende che i servizi di editing professionale abbiano costi significativi. E considera anche che spesso, le tariffe apparentemente alte, sono inferiori al reale valore del lavoro. Perché gli editor professionisti non solo devono darsi/spendersi per comprendere ciò che leggono, ma devono anche utilizzare tutta la loro sensibilità per carpire le più sottili sfumature stilistiche e narrative nascoste nel testo. Devono in un certo senso, capire la vita. Forse è questa la discriminante che bisogna cercare per trovare qualcuno adatto a noi. Dobbiamo accertarci che l’editor capisca cosa succede intorno a lui e che usi questa sua abilità per decifrare ciò che abbiamo scritto e le nostre intenzioni.

Alla fine, quei soldi, ricompensano l'esperienza, le competenze e la quantità di sensibilità che ha “investito” per far si che il manoscritto diventi una pubblicazione di qualità.

So a cosa stai pensando: e se uno non ha soldi da spendere?

Eh, bella domanda!

Vedo solo due scenari in questo caso: ti formi in modo serio come editor, dimentichi il tuo manoscritto sul comodino per un paio di mesi e poi lo rileggi con occhio critico e con sottomano una checklist delle cose da verificare (e quindi te lo correggi da te, ma sarà difficile poi litigare con te stesso/a per convincerti che è meglio cambiare quella grossa parte di testo!), oppure ti affidi alla fortuna e ti fai aiutare da qualcuno più ferrato di te e che ti dia un parere sincero e qualche dritta.

Non sono scenari allettanti, ma i soldi non si trovano tra le pagine di un vecchio libro dell’800 lasciatoci in eredità dalla nonna, dove aveva nascosto la sua fortuna in banconote e gioielli!

Nel mio percorso formativo ho studiato anche come editor e ho fatto pratica editando parecchi lavori di amici e colleghi scrittori. Non posso propormi dopo tutta la manfrina che ho scritto qui sopra, sarebbe scorretto affondare il coltello (di nuovo?) basandomi sull'emozione del momento, però se senti una certa affinità puoi scrivermi, magari ci conosciamo e ci innamoriamo l’uno dell’altro/a, oppure con un impegno minore puoi candidarti per entrare nella nostra community, può darsi che troverai lì, il tuo editor/anima gemella.